La Moda Vegan salverà il mondo
- 4 nov 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Da Balenciaga a Chanel, sono moltissimi i brand ad aver accolto le proteste degli animalisti. La richiesta è una sola: lasciare stare i tessuti d’origine animale. Ma questo non basta, guardiamo come una moda non-vegan sia fra i fattori di rischio più gravosi sulla crisi climatica.

URBAN OUTRAGED: LE PROTESTE DI PETA
L’inchiesta shock del canale britannico Channel 4, ha messo in luce la terribile insostenibilità del colosso Shein. Sfruttamento e condizioni lavorative precarie sembrano essere un tema ricorrente nel mondo del fast-fashion. Eppure, da anni, PETA, famosa non profit animalista, denuncia anche un altro ingranaggio arrugginito della moda commerciale (e non solo!): l’utilizzo delle pelli animali.
Una famosa campagna del 2013 aveva già provato a sensibilizzare la moda a bandire l’utilizzo di tessuti non vegani: in una passerella futuristica, degli animali sfilavano indossando pelle umana. In una recente propaganda online, PETA aveva puntato il dito contro Urban Outfitters, promuovendo un sito e-commerce di capi realizzati con denti, cicatrici e peli d’essere umano. Il nome di questo finto brand? Urban Outraged (fonte: Fashion Network).
BRAND FUR-FREE…?
Gli appelli delle associazioni animaliste hanno raggiunto alcuni importanti risultati. Già nel 2017, Gucci aveva bandito l’utilizzo delle pellicce, dichiarando la pratica “non moderna” (fonte: BoF). A ruota, anche Balenciaga e Alexander McQueen avevano optato per una politica più vegan, così come Valentino, Versace e, sì, proprio Urban Outfitters.
La nuova campagna PETA ha ora nel mirino H&M e Hermès. Al colosso svedese del fast-fashion, oltre il gravoso impatto ambientale, è stato criticato il largo uso di mohair, derivato dalla Capra d'Angora. In una serie di post Instagram, l’associazione ha annunciato la chiusura della collaborazione con H&M, che nell’Ottobre del 2021 aveva realizzato la collezione “Co-Exist Story”, una serie di capi PETA-approved.
Giusto qualche settimana fa, una nuova protesta ha avuto luogo davanti la sede Hermès di Los Angeles. La causa è già nota alla maison, che continua ad ignorare gli appelli dell’associazione: la richiesta è quella di interrompere l’utilizzo della pelle di coccodrillo (e alligatore) per la manifattura delle borse del marchio. Nonostante i ripetuti appelli, la questione è ancora lontana dall’essere risolta.
L’IMPRONTA SULL’AMBIENTE E LA QUESTIONE DEI TESSUTI VEGAN
Il reale impatto ecologico dell’utilizzo di tessuti di derivazione animale, argomenta a favore della questione etica, ma con cautela. Il sito Good On You, da tempo impegnato nel campo della moda sostenibile, ha indagato alcuni dubbi sollevati dalla nuova moda vegan, mostrando lati positivi e negativi. La risposta è in un acquisto coscienzioso: anche brand fast-fashion utilizzano finta pelle e pellicce sintetiche, eppure le lavorazioni utilizzate per produrle restano sicuramente poco environment-friendly. Il nemico, quindi, non è solo la fibra sintetica, ma anche i prodotti chimici utilizzati e i litri d’acqua sprecati.

D’altro canto, però, gli allevamenti intensivi che alimentano il mercato dei tessuti animali, sono ugualmente responsabili. Oltre alle condizioni disumane in cui vengono mantenuti ovini, bovini, ma anche moltre altre specie viventi, il meccanismo produttivo è costellato da altre problematiche ambientali: la dispersione inquinante di metano e gli ingredienti chimici utilizzati dalle concerie.
Al riguardo, infatti, PETA ha dedicato un articolo, dove vengono illustrati i dati di alcune ricerche nel settore. Proprio in Italia e in Svezia, è stata registrata un’incidenza di casi di cancro fra i lavoratori delle concerie altissima. In Bangladesh, invece, e più precisamente nell'area di Dhaka, sono 150 le industrie della conceria, senza nemmeno un impianto per lo smaltimento. Moltissimi dei prodotti chimici utilizzati, infatti, sembrano popolare il fiume vicino, rappresentando un problema notevole per la salute pubblica cittadina. (Fonte: PETA)
È così che il male provocato non si limita soltanto agli animali ed all’ambiente, ma spesso diventa pericolo anche per l’uomo. L'unica possibilità? Una moda vegan sostenibile.



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