Unique, That's What You Are
- 23 nov 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Sempre più spesso sentiamo parlare di "Inclusività", non solo nel mondo della moda ma in ogni ambito della nostra cultura. Che cosa vuol dire? E perché iniziamo a conoscere la parola solamente ora?

Da sempre, la cultura dell'estetica non ha mai optato per l'inclusività nelle sue options stilistiche, tanto da promuovere una praticamente inesistente varietà nella scelta dei colori e delle forme delle persone nell'industria. Solo taglie XS, pelle bianca e gambe kilometriche ti permettevano di trovare posto su una passerella.
Negli ultimi anni, grazie anche all'influenza dei Social promossi dalla Gen Z come TikTok, sono iniziate ad alzarsi voci, critiche e dissenso per questa mancanza di differenziazione. Questo ha portato ad un nuovo e rivoluzionario movimento di body positivity, che celebrasse ogni tipo di bodyshape, colore della pelle, e perché no, ogni tipo di varietà che noi o il nostro corpo possiamo assumere.
Effettivamente, lo scopo del movimento è proprio questo: normalizzare ogni tipo di corpo, normalizzare ognuno di noi, unificarci sotto un punto di forza che è la nostra unicità.
Persone di colore, neurodivergenti, queer, trans, disabili, curvy: queste sono le caratteristiche da celebrare in una società e in una industria della moda e che sono state oppresse per fin troppo tempo.
CATEGORY, SAVAGE X FENTY
Nonostante la strada verso questa - per ora - utopica rivoluzione sia ancora lunga, ci sono alcune celebrità e alcuni brand che si sono fatti promotori della body positivity. Un esempio chiaro e recente è il nuovissimo Savage x Fenty Show Vol. 4 di Rihanna, uscito il 9 Novembre.
Nato nel 2018 in onore della New York Fasion Week, il progetto della cantante barbadoregna si basava su una runway performance che promuoveva il brand di lingerie nel nome dell'inclusività. Il successo fu tale da permettere a Rihanna di dar vita ad un vero e proprio documentario, diviso attualmente in quattro volumi, dove si mescolano musica, arte, danza, moda e diversità.
Normani, Bella Hadid, Kehlani, sono solo alcune delle celebrtià che hanno partecipato all'iniziativa. Eppure i collaboratori vengono da ogni tipo di realtà: drag queen come Jaida Essence Hall e Shea Couleé, modelle transgender come Laverne Cox, artiste curvy come Lizzo, ma anche persone con nanismo e persone nere sopravvisute al cancro al seno.
"I want to make stuff I can see on the people I know, and they come in all different shapes, sizes, races, and religions" - Rihanna, Vogue
FOREVER I'M THAT GOOD AMERICAN
Altro brand che si focalizza sulla body positivity è Good American della celebrità Khloe Kardashian. La passione della stessa per uno stile di vita sano, e il suo passato da persona sovrappeso le hanno dato la possibilità di comprendere quanto sia importante l'essere rappresentati.
Ritrovare se stessi in una persona in TV, sui social, o in un mondo elitario come quello dell'estetica, è un sentitissimo bisogno da parte di chi non rispecchia i canoni di ciò che è erroneamente visto come standard.
Policy del progetto è non rivendere ai rifornitori che non comprerebbero l'intera gamma di misure, evitando la divisione tra taglie. Khloe insegna che non è sbagliato essere una XL così come una XS, e che i nostri abiti non sono altro che qualcosa che ci veste.
"With Good American, you have to carry the full size range and you can't separate them. There's no plus-size section, petite section, it's one section. And if people don't agree to that, then they can't carry the brand." - Khloe Kardashain, MarieClaire.
Sono ancora tanti i passi che il mondo della moda deve percorrere per arrivare alla tanto agognata egualità e inclusività. Vedere però brand di un certo spessore farsi promotori di questi valori ci lascia pensare che siamo sulla strada giusta, e che ben presto potremmo arrivare in un mondo dove non è necessario "essere inclusi", perché nessuno, in primo luogo, farà parte degli esclusi.
Copertina: Monika Kozub



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